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Evoluzione dei modelli di acquisto alimentare: il ruolo dei negozi tradizionali

Negli ultimi dieci anni, il panorama dei negozi tradizionali nel settore alimentare ha subito un notevole declino. Secondo i dati di Confesercenti Nazionale, il numero di panetterie è diminuito del 27,2%, seguito dalle macellerie con un calo del 18,5%, e dai negozi generici di alimentari con una riduzione dell’18%. Anche minimercati (-11,6%), fruttivendoli (-6,8%), e pescherie (-5,2%) hanno registrato perdite significative.

Questo trend negativo è attribuito alla concorrenza sempre più serrata delle grandi catene e del commercio online, oltre che ai cambiamenti nei modelli di vita e di consumo della popolazione. In particolare, le panetterie sono passate da oltre 7.800 esercizi nel 2013 a poco più di 5.700 nel 2023, seguite dai negozi di carno che sono scesi da 28.730 a 23.423 nel medesimo periodo, e dagli ortofrutticoli che sono passati da 17.451 a 16.268. Anche le pescherie hanno risentito di questo trend, passando da 6.652 a 6.303.

Daniele Erasmi, presidente della Fiesa – Federazione Esercizi Settore Alimentare Confesercenti, ha parlato di questo argomento in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore: “In dieci anni abbiamo abbiamo avuto un cambiamento netto degli esercizi di vicinato poiché dal classico negozio in cui si trovava di tutto, dal sapone alla pasta, oggi si va sempre più verso la specializzazione. Solo chi ha saputo adeguarsi alle mutate richieste dei consumatori è in crescita”

Non a caso, infatti, negli ultimi dieci anni, è stato riscontrato un significativo aumento del 61% dei negozi alimentari specializzati. Questi esercizi, che offrono prodotti di quarta (puliti e porzionati) e quinta gamma (cotti o cucinati), stanno guadagnando terreno sul mercato.
Daniele Erasmi, spiega: “Per fare un esempio sono in calo i negozi di ortofrutta che vendono frutta e verdura tal quale, ma in aumento quelli che offrono queste stesse merceologie già tagliate, pulite affettate e a volte anche cucinate. Stesso discorso per le pescherie: crescono quelle che, oltre al pesce crudo, offrono fritto in cartoccio per il consumo on the go o l’asporto. Anche le macellerie ormai vendono quasi esclusivamente carni preparate quando non anche già cotte. Negozi quindi che non necessitano di una licenza di somministrazione di alimenti, però offrono un servizio fondamentale al cliente. C’è stata un’evoluzione necessaria del trade tradizionale di andare sul pronto e cotto!”
Un discorso a parte lo meritano i negozi macrobiotici o dietetici, che hanno visto un aumento di oltre il 16%.

Inoltre Il Sole 24Ore evidenzia come, secondo un’indagine Retail Institute e Trade Lab sulle abitudini d’acquisto degli italiani, vicinanza, attenzione al cliente e specializzazione sono le caratteristiche più apprezzate dai consumatori. Nonostante il cambiamento dei modelli di consumo, inoltre, quasi l’80% delle persone continua ad acquistare alimentari nei negozi tradizionali, mentre il 57% preferisce i mercati rionali, soprattutto se situati in centri urbani. Questi dati mostrano una maggiore preferenza per il commercio tradizionale al Sud, dove l’89,3% delle persone acquista alimentari nei negozi e il 69,1% nei mercati, rispetto al Nord, dove le percentuali sono del 70,9% e del 45,4%, rispettivamente. La fascia d’età che si rivolge maggiormente al canale tradizionale è quella compresa tra i 55 e i 74 anni, mentre i più giovani (18-54 anni) preferiscono i centri commerciali e gli acquisti online.

Le famiglie con figli minorenni, i senior e i pensionati, e coloro che dispongono di un reddito basso sono i principali acquirenti presso i negozi tradizionali. Tuttavia, la percentuale degli acquisti effettuati nei negozi tradizionali rispetto alla spesa alimentare totale è relativamente bassa: in media, solo il 27% degli acquisti è destinato ai negozi tradizionali, mentre la maggior parte va agli ipermercati, supermercati e discount (47,1%) o agli ipermercati situati nei centri commerciali (30%). Internet rappresenta il 18,7% degli acquisti, seguito dai mercati rionali con il 16,8%.

È evidente che la prossimità gioca un ruolo chiave nelle abitudini di acquisto, considerando che il 60,3% degli acquisti avviene in canali che distano meno di 5 minuti di auto (o 15 minuti a piedi) dalla residenza dell’acquirente.

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